Notizie on line a pagamento? Dipende

Due grandi quotidiani italiani hanno annunciato che faranno pagare le notizie pubblicate on line dal primo gennaio 2013. Un esperimento molto interessante e coraggioso visto che analoghi esperimenti in USA hanno dato risultati “disastrosi”.
A chi mi chiede cosa penso dell’argomento rispondo quello che vado sostenendo da quando l’idea è nata, ormai una decina di anni fa.
A mio giudizio occorre distinguere tra news e approfondimenti separando il prodotto editoriale in due grandi gruppi.
Il primo, costituito da notizie di routine, quelle per intendersi che ogni giorno leggiamo su giornali e web o ascoltiamo in Radio o Tv, è a mio parere assolutamente invendibile – che non significa però che non ha valore, anzi – Diciamo che lo sarebbe solo a patto che l’intero mondo decretasse all’unisono che chiunque scriva una notizia non può pubblicarla su un sito Internet e ancor meno su una testata on line, senza prevedere il pagamento per la sua consultazione.
Ovviamente parliamo di fantascienza, e così, almeno per ora, chi percorre questa strada si trova inevitabilmente a scontrarsi contro la mole incredibile di piccoli e grandi editori che, invece, le notizie le pubblicano gratis e continueranno a farlo e che anzi si avvantaggeranno dalla scomparsa del “campo di battaglia” di guerrieri che al momento sembrano invincibili in forza del loro “marchio”.
La qualità fa certamente la differenza ma alzi la mano chi, ai tempi dei primi free-press, non ha salutato con gioia la possibilità di avere una Informazione veloce, certamente parziale e non completa, ma a suo modo esaustiva e assolutamente gratis.
Chi sceglie di far pagare per i propri contenuti lo fa ben sapendo (spero) che il pubblico della Rete si dirigerà semplicemente su altre testate o siti.
C’è poi il secondo gruppo, quello dell’Informazione “ad alto valore aggiunto”. In questa faccio confluire anche quelle notizie che andrebbero sotto il termine di “edizioni straordinarie” ovvero in particolari emergenze o crisi internazionali, ma questo è tutto un altro argomento che tratteremo a parte.
Nel secondo gruppo inseriamo gli “speciali” i “reportage” le “inchieste” e tutta quella informazione che prevede approfondimento, documentazione precisa e imparziale e che fornisce elementi di valutazione che fanno la differenza.
Per rendere più semplice la comprensione vogliamo usare l’esempio dell’Economia.
Alcuni focus de Il Sole/24 Ore su argomenti fiscali, di Borsa o di macro economia sono valore aggiunto rispetto all’Informazione generalista e possono trovare un pubblico pagante perché non hanno eguali o quasi.
Questo secondo gruppo di notizie ha, a mio avviso, un mercato inespresso e può essere messo in vendita.
A mio modesto parere farebbero la differenza anche nella Carta Stampata, o meglio, ridurrebbero l’emorragia di Lettori riportando i giornali a quella funzione di “approfondimento” che non è propria del web, della radio o della Tv e che quindi risulterebbe con queste più competitiva. Ma restiamo al Web.
Sempre a mio parere, però, la vera campagna che tutta l’Informazione dovrebbe fare è quella rivolta verso Google ed i motori di Ricerca.
Non tanto per una crociata contro i contenuti pubblicati da Google, che alimentano i giornali on line invece di “derubarli” come sostiene qualcuno, ma per quanto riguarda i compensi per la pubblicità pubblicata sulle loro Testate on line.
Attualmente, infatti, motori di Ricerca (ma anche grandi aziende di Pubblicità) acquistano “spazio” sulle Testate on line pagando prezzi ridicoli in proporzione alla qualità della clientela raggiunta.
Vi è, insomma, una equiparazione tra il banner pubblicitario posizionato sul sito che magari genera milioni di visualizzazioni (parliamo italiano comprensibile) ma con una “qualità” di livello infimo, e quello posizionato sulle pagine del più autorevole giornale.
Il meccanismo di “vendita” è quello: più pagine fai, più guadagni. Il mercato che si discosta da questo metro di giudizio è risibile, attualmente, sul mercato italiano e mondiale. Google fattura miliardi di euro proprio con questo sistema. Difficile trovare rivali.
Ed allora ecco nascere la domanda: il Cliente, colui che compra la pubblicità, sarebbe disposto a pagare un qualcosa in più per avere la propria campagna sulle pagine web di Repubblica o del Corriere della Sera (per restare tra “i Big”)?
La mia opinione è che lo farebbe volentieri se fosse lo stesso Google, o altro motore di Ricerca, a proporglielo.
Per creare questo nuovo mercato occorrerebbe una Santa Alleanza tra Editori, pronti a rifiutare le proprie pagine al massacro economico o a far nascere una Agenzia di raccolta pubblicitaria specializzata in questo campo e/o capace di mantenere ferma la barra del timone sui tariffari.
Infine, ultima ma non certo meno importante, la questione dei contenuti. Ciò che deve essere venduto non può essere prodotto da Giornalisti sottopagati e perennemente in lotta per “il clic in più”.
Chi desidera vendere il proprio prodotto editoriale deve entrare nell’ordine di idee che se la qualità deve essere pagata dal Lettore, anche l’Editore deve avere lo stesso metro di valutazione.
Ne guadagnerebbe il livello dell’Informazione, la professionalità dei Giornalisti finalmente valutati con i criteri della meritocrazia e non per il colore o il peso delle tessere politiche.
Ma questo è tutto un altro argomento.
Due grandi quotidiani italiani hanno annunciato che faranno pagare le notizie pubblicate on line dal primo gennaio 2013. Un esperimento molto interessante e coraggioso visto che analoghi esperimenti in USA hanno dato risultati “disastrosi”.
A chi mi chiede cosa penso dell’argomento rispondo quello che vado sostenendo da quando l’idea è nata, ormai una decina di anni fa.
A mio giudizio occorre distinguere tra news e approfondimenti separando il prodotto editoriale in due grandi gruppi.
Il primo, costituito da notizie di routine, quelle per intendersi che ogni giorno leggiamo su giornali e web o ascoltiamo in Radio o Tv, è a mio parere assolutamente invendibile – che non significa però che non ha valore, anzi – Diciamo che lo sarebbe solo a patto che l’intero mondo decretasse all’unisono che chiunque scriva una notizia non può pubblicarla su un sito Internet e ancor meno su una testata on line, senza prevedere il pagamento per la sua consultazione.
Ovviamente parliamo di fantascienza, e così, almeno per ora, chi percorre questa strada si trova inevitabilmente a scontrarsi contro la mole incredibile di piccoli e grandi editori che, invece, le notizie le pubblicano gratis e continueranno a farlo e che anzi si avvantaggeranno dalla scomparsa del “campo di battaglia” di guerrieri che al momento sembrano invincibili in forza del loro “marchio”.
La qualità fa certamente la differenza ma alzi la mano chi, ai tempi dei primi free-press, non ha salutato con gioia la possibilità di avere una Informazione veloce, certamente parziale e non completa, ma a suo modo esaustiva e assolutamente gratis.
Chi sceglie di far pagare per i propri contenuti lo fa ben sapendo (spero) che il pubblico della Rete si dirigerà semplicemente su altre testate o siti.
C’è poi il secondo gruppo, quello dell’Informazione “ad alto valore aggiunto”. In questa faccio confluire anche quelle notizie che andrebbero sotto il termine di “edizioni straordinarie” ovvero in particolari emergenze o crisi internazionali, ma questo è tutto un altro argomento che tratteremo a parte.
Nel secondo gruppo inseriamo gli “speciali” i “reportage” le “inchieste” e tutta quella informazione che prevede approfondimento, documentazione precisa e imparziale e che fornisce elementi di valutazione che fanno la differenza.
Per rendere più semplice la comprensione vogliamo usare l’esempio dell’Economia.
Alcuni focus de Il Sole/24 Ore su argomenti fiscali, di Borsa o di macro economia sono valore aggiunto rispetto all’Informazione generalista e possono trovare un pubblico pagante perché non hanno eguali o quasi.
Questo secondo gruppo di notizie ha, a mio avviso, un mercato inespresso e può essere messo in vendita.
A mio modesto parere farebbero la differenza anche nella Carta Stampata, o meglio, ridurrebbero l’emorragia di Lettori riportando i giornali a quella funzione di “approfondimento” che non è propria del web, della radio o della Tv e che quindi risulterebbe con queste più competitiva. Ma restiamo al Web.
Sempre a mio parere, però, la vera campagna che tutta l’Informazione dovrebbe fare è quella rivolta verso Google ed i motori di Ricerca.
Non tanto per una crociata contro i contenuti pubblicati da Google, che alimentano i giornali on line invece di “derubarli” come sostiene qualcuno, ma per quanto riguarda i compensi per la pubblicità pubblicata sulle loro Testate on line.
Attualmente, infatti, motori di Ricerca (ma anche grandi aziende di Pubblicità) acquistano “spazio” sulle Testate on line pagando prezzi ridicoli in proporzione alla qualità della clientela raggiunta.
Vi è, insomma, una equiparazione tra il banner pubblicitario posizionato sul sito che magari genera milioni di visualizzazioni (parliamo italiano comprensibile) ma con una “qualità” di livello infimo, e quello posizionato sulle pagine del più autorevole giornale.
Il meccanismo di “vendita” è quello: più pagine fai, più guadagni. Il mercato che si discosta da questo metro di giudizio è risibile, attualmente, sul mercato italiano e mondiale. Google fattura miliardi di euro proprio con questo sistema. Difficile trovare rivali.
Ed allora ecco nascere la domanda: il Cliente, colui che compra la pubblicità, sarebbe disposto a pagare un qualcosa in più per avere la propria campagna sulle pagine web di Repubblica o del Corriere della Sera (per restare tra “i Big”)?
La mia opinione è che lo farebbe volentieri se fosse lo stesso Google, o altro motore di Ricerca, a proporglielo.
Per creare questo nuovo mercato occorrerebbe una Santa Alleanza tra Editori, pronti a rifiutare le proprie pagine al massacro economico o a far nascere una Agenzia di raccolta pubblicitaria specializzata in questo campo e/o capace di mantenere ferma la barra del timone sui tariffari.
Infine, ultima ma non certo meno importante, la questione dei contenuti. Ciò che deve essere venduto non può essere prodotto da Giornalisti sottopagati e perennemente in lotta per “il clic in più”.
Chi desidera vendere il proprio prodotto editoriale deve entrare nell’ordine di idee che se la qualità deve essere pagata dal Lettore, anche l’Editore deve avere lo stesso metro di valutazione.
Ne guadagnerebbe il livello dell’Informazione, la professionalità dei Giornalisti finalmente valutati con i criteri della meritocrazia e non per il colore o il peso delle tessere politiche.
Ma questo è tutto un altro argomento.

Tassare Google News per finanziare l’Editoria?


Una tassa su Google News per finanziare l’editoria. Sta scatenando un putiferio, sulla Rete, la proposta del governo tedesco di tassare il servizio offerto da Google News (e da tutti gli altri aggregatori di notizie) per tenersi informati su quanto avviene nel mondo.
In pratica la legge prevederebbe un pagamento per poter usare risorse che vengono pubblicate in Rete da vari giornali on line e “riunite” secondo criteri scelti dal Lettore dai servizi come quello di Google News.
La proposta ha scatenato l’applauso degli editori tedeschi secondo i quali Google News e gli altri aggregatori si arricchiscono sfruttando una risorsa che viene in realtà pagata da altri.
A rendere ancora più interessante la proposta, fortemente voluta da Angela Merkel, la possibilità di finanziare con la tassa un fondo destinato proprio a sostenere giornali, radio e tv.
Contrari ovviamente i responsabili degli aggregatori e il pubblico che teme che la tassa possa essere applicata proprio a loro danno.
Secondo alcuni esperti, poi, in realtà servizi come Google News e gli aggregatori di notizie, quando pubblicano solo parzialmente le notizie scritte da altri, rendono un servigio agli editori convogliando enormi flussi di Lettori sui rispettivi quotodiani on line e siti di Informazione.
In pratica l’aggregatore mostra un’anteprima (talvolta solo il titolo) e se il Lettore è interessato “clicca” e legge la notizia intera direttamente sul Media che la pubblica.
La questione è “annosa” e la legge tedesca potrebbe innescare una discussione quantomeno europea della questione. Le cause legali tra Google e gli Editori sono centinaia e, generalmente, si concludono con la vittoria del colosso delle ricerche on line. Il varo della nuova legge tedesca potrebbe aprire un nuovo fronte poichè, per la prima volta, imporrebbe il pagamento del copyright anche per una semplice aggregazione di notizie.
La vendetta di Google, però, potrebbe essere ancora peggio del presunto danno poichè già oggi è possibile escludere i propri contenuti perdendo però anche il beneficio della indicizzazione e del flusso di reindirizzamento dei Lettori.
La questione è davvero “di lana caprina” e il rimedio potrebbe rivelarsi peggio del male.
Intanto gli utenti di Internet iniziano a domandarsi chi pagherà questa tassa. Gli aggregatori come Google news o i Lettori stessi?
L’idea potrebbe essere persino interessante se fosse Google a riconoscere agli Editori un piccolo compenso per le notizie che entrano a far parte dell’aggregatore. Del resto il colosso delle ricerche on line trae enormi profitti dalla pubblicità inserita nelle sue pagine, Ma se la tassa dovesse essere imposta ai Lettori sarebbe una vera bestialità poichè deprimerebbe un mercato già in difficoltà.
Inoltre potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio poiché Google potrebbe a quel punto stipulare accordi con quegli Editori che accettano, ed anzi anelano, di essere inseriti in Google News (per restare in Google).
Non nascondiamoci che il servizio veicola una mole di Lettori impressionante, talvolta oltre il 50% del traffico, specie per le iniziative editoriali che non godono di un effetto “traino” nel nome della Testata.
Il sottoscritto arriva a pensare (e sperare) che sia Google stesso a rendere sempre più complicato e qualificante essere inserito nel suo aggregatore. Una sorta di “certificato di qualità” delle notizie pubblicate.
Per farlo, però, Google deve decidersi ad assumere “esseri umani” che facciano selezione su criteri che vanno al di là di un misero algoritmo.
Una scelta più volte annunciata e poi smentita per lanciare nuovi algoritmi “a prova di errore” dai nomi fantasiosi.
Sistemi di valutazione che possono essere facilmente ingannati come ben sanno gli operatori del settore.

La “Legge bavaglio” discriminerà tra Media on line e tradizionali?


Editoria on line – Giornalisti delle Testate multimediali a rischio a causa di una legge che rischia di essere incostituzionale e discriminatoria.
La denuncia è dell’Aigol – Associazione Editori on line. Secondo l’associazione, infatti, grazie agli emendamenti bipartisan approvati ieri dalla Camera al disegno di legge “bavaglio”, i siti d´informazione rischiano di fare una fine simile a quella di Wikipedia, ossia chiudere i battenti.
Secondo Aigol è stato imposto ai soli siti registrati in tribunale (ovvero alle Testate on line, discriminandole quindi rispetto ai quotidiani cartacei, alle Tv ed alle Radio) l’obbligo di rettifica entro 48 ore, pena il pagamento di un’ammenda da 2.500 a 5.000 euro.
Aigol ha rilevato più volte quanto sia difficile e pressochè impossibile riconoscere effettivamente il soggetto che ha spedito la richiesta di rettifica. Gli indirizzi email possono essere duplicati da pirati informatici: peggio ancora se si inviano le email tramite form, attraverso cui si possono inserire indirizzi completamente inventati. In pratica le testate on line sono alla mercè di malintenzionati o, nella migliore delle ipotesi, di buontemponi a cui piace scherzare.
Ma esistono ulteriori conseguenze che dovrebbero preoccupare la categoria ma anche gli stessi Giornalisti (Ordine dei Giornalisti, FNSI etc). La prima, la più evidente, è la discriminazione tra Testate giornalistiche on line e Testate tradizionali (Carta stampata, radio e tv).  Queste ultime, infatti, sembrerebbero “escluse” dall’obbligo quasi che una “diffamazione” su Internet fosse peggiore, più grave, di una commessa su un giornale, in tv o sui canali della Radio.
Inoltre il giornale non avrà alcun diritto di replica a quanto affermato dalla persona nella sua richiesta di rettifica e i direttori responsabili e le redazioni dovrebbero impegnare tempo a leggere le smentite e a scrivere rettifiche. Si arriverebbe quindi alla paralisi dell’attività editoriale e il diniego del diritto di informare correttamente i lettori.
Aigol ribadisce la chiara incostuzionalità di questa disposizione e chiede la sua cancellazione. In caso di approvazione l’associazione sarà pronta a ricorrere ai tribunali, alla Corte Costituzionale e alla Corte Europea dei Diritti dell´Uomo.

Audiweb – Ad Agosto aumentano gli italiani in Rete


Web – L’audience online nel mese di agosto cresce del 9% in un anno, con 26 milioni di Italiani che si sono collegati almeno una volta da pc.
Sono online nel giorno medio 11 milioni di utenti attivi, il 9% in più rispetto all’anno scorso.
Audiweb pubblica i dati di audience online del mese di agosto 2011 distribuendo il nastro di pianificazione, Audiweb Database, che presenta la stima dell’utilizzo effettivo di internet da parte degli Italiani dai 2 anni in su che si collegano attraverso un computer da casa, ufficio o altri luoghi.
Il mese di agosto presenta dati di audience ancora in crescita rispetto al 2010. Sono, infatti, 26 milioni gli Italiani che accedono a internet da PC almeno una volta nel mese (+9,1% in un anno) e 10,7 milioni gli utenti attivi* nel giorno medio (+8,9%) che navigano mediamente per 1 ora e 18 minuti, consultando 155 pagine per persona.
La popolazione online nel giorno medio ad agosto è rappresentata da uomini nel 56,8% dei casi (6 milioni, il 7,6% in più rispetto al 2010), principalmente di età compresa tra i 35 e i 54 anni (2,8 milioni, ovvero il 46,6% degli utenti attivi).
Per quanto riguarda la popolazione femminile online, ad agosto risultano 4,6 milioni di donne online (il 10,8% in più rispetto al 2010), principalmente di età compresa tra i 35 e i 54 anni (2,1 milioni, il 46% delle donne online) e tra i 25 e i 34 anni (1,1 milione, il 24,4% delle donne online).
Per quanto riguarda l’uso del mezzo nelle diverse fasce orarie del giorno medio, si registra un trend pressoché stabile dal mattino, con 4,7 milioni di utenti attivi tra le ore 9:00 e le ore 12:00, fino alla fascia serale tra le ore 21:00 e la mezzanotte, in cui si registrano 4,2 milioni di utenti attivi, con un picco tra le 15:00 e le 18:00 in cui sono online in media 5,3 milioni di utenti attivi.
Nelle fasce orarie notturne si abbassa il livello di audience, ma permane una particolare attività soprattutto tra la mezzanotte e le ore 3:00, con 2 milioni di utenti attivi che trascorrono in media 30 minuti online, consultando 57 pagine per persona.
Per quanto riguarda la provenienza geografica deli utenti attivi nel giorno medio, in questo mese il 32,1% proviene dall’area Sud e Isole (3,4 milioni di utenti attivi), il 29,1% dal Nord-Ovest (3 milioni di utenti attivi), il 17,4% dal Centro (1,9 milioni) e il 16% dall’area Nord-Est (1,7 milioni).
Legenda

Utenti attivi nel giorno medio (Reach Daily) = fruitori per almeno un secondo del mezzo (Brand/Channel) nel giorno medio del periodo selezionato.
Utenti attivi (Reach) = fruitori per almeno un secondo del mezzo nell’intero periodo di durata della rilevazione.
Connessi: individui +2 che hanno accesso potenziale a Internet.
Popolazione: individui + 2 anni (per quanto riguarda gli individui +74 anni, si fa riferimento esclusivamente agli individui che vivono in nuclei familiari dove c´è almeno un componente tra gli 11-74 anni).
Popolazione di riferimento: in alcuni casi viene proposta la proiezione dei dati sulla popolazione di riferimento al fine di dare un´idea della percentuale di concentrazione del fenomeno nel segmento di riferimento. Ad esempio, tabella “Internet audience – Donne / Fasce d´età”, popolazione di riferimento = totale popolazione femminile +2 anni.

Web Tv – Tornano i TeleTopi


Ritornano i Teletopi, gli oscar delle web tv italiane. Per il quinto anno il network Altratv.tv rilancia la sfida con il contest nazionale che premia le migliori web tv italiane. La rassegna, che riprende nel nome il noto strumento di navigazione mouse, pone i riflettori online, dove si moltiplicano da anni le esperienze di videopartecipazione “dal basso”. Così con i Teletopi entrano in competizione le web tv create da cittadini, associazioni, network di giornalisti digitali.
Da sabato 1^ ottobre e fino al 15 novembre sarà possibile iscriversi al contest. La premiazione avverrà giovedì 1^ dicembre 2011 all´Università di Bologna. Quest´anno la giuria – composta da dieci giornalisti, esperti di nuovi media e critici del mondo della carta stampata, tv e web – si arricchisce di firme prestigiose: Riccardo Bonacina (Vita), Alessandra Comazzi (La Stampa), Luca De Biase (Nòva24-Sole24Ore), Piero Gaffuri (Rai Nuovi Media), Carlo Infante (l´Unità), Mirella Poggialini (Avvenire), Marco Pratellesi (Conde Nast), Mariano Sabatini (Metro), Antonio Sofi (Rai3), Francesco Specchia (Libero).
La giuria è presieduta per il secondo anno consecutivo da Carmen Lasorella, attualmente a capo di San Marino RTV.
Le micro web tv partecipanti sono suddivise in otto categorie: informativa, di denuncia, promozione territoriale, amarcord, giovani, community, universitarie. Inoltre da quest´anno il contest si apre anche alle web tv della Pubblica Amministrazione che hanno, all´interno dei web-palinsesti, format dedicati al confronto tra cittadinanza e istituzioni. Due le menzioni speciali: miglior format e miglior modello di business.
Il contest ha avuto negli anni come presidenti di giuria i massimi esperti della tv e della Rete: Carlo Freccero (2007), Silvia Tortora (2008), Irene Pivetti (2009) e Carmen Lasorella (2010). Tutta la gallery con i vincitori è su www.teletopi.tv
Altratv.tv è l´osservatorio italiano sulle micro web tv e i micromedia iperlocali. Nato nel 2004 a Bologna, monitora oltre 500 canali. Ispiratore dell´iniziativa è Carlo Freccero, già Presidente onorario della Federazione FEMI.

Diritto d’Autore. Condannata Yahoo Italia


Il Tribunale di Milano condanna Yahoo per la pubblicazione di video Mediaset.
Un nuovo punto fermo nel mondo della Rete dove, secondo alcuni sprovveduti, tutto potrebbe, o meglio dovrebbe, essere possibile e “autorizzato”.
Su specifica richiesta degli uffici legali Mediaset, infatti, il Tribunale di Milano ha condannato Yahoo Italia al pagamento di 250 euro per ogni video trasmesso e per ogni giorno di permanenza sulle pagine di it.video.yahoo.com
Secondo il magistrato giudicante, il colosso della Rete viola le leggi italiane sul diritto d’autore e quindi ha provocato un danno economico e di immagine a Mediaset.
Oggetto del contendere – procedimenti analoghi sono in corso anche per Youtube e molti altri canali video – è la possibilità o meno di caricare sui canali video, immagini i cui diritti di trasmissione e di autore sono detenuti da emittenti o case di produzione.
In pratica se sia possibile o meno registrare un programma (o una parte di un programma tv) per poi riproporlo su Internet attraverso un canale video non autorizzato da chi ne detiene i diritti.
Una battaglia “storica” che, ancora una volta, porta sui banchi dei Tribunali la discussione sulla libertà di Internet e della Rete.
Una libertà a 360 gradi ricercata pretestuosamente poiché il Web non dovrebbe essere considerato in modo diverso da qualunque altro “canale”.
Se tv, radio e carta stampata sono soggette alle regole, non si comprende perché Internet non dovrebbe esserlo.
E non si parla solo di libertà del “piccolo internauta” contro i colossi dell’economia ma anche, viceversa, della libertà di questi nei confronti dei singoli internauti. Non comprendere questo passaggio logico rischia di trasformare Internet in una sorta di mondo parallelo dove tutto è permesso e senza alcuna regola. Una situazione che solo apparentemente agevola i Cittadini che, per limitata capacità di mezzi e di fondi da investire, finirebbero con l’essere “inghiottiti” da una situazione da “liberi tutti”.
Troppo spesso si confonde Libertà con “assenza di regole”. Queste ci sono e valgono anche e soprattutto nella Rete. Far finta di non saperlo nuoce alla Legalità e, indirettamente, alla stessa causa di chi vorrebbe una Rete libera e senza ostacoli.
Ma torniamo al “fatto”: nel 2009 gli uffici legali di Mediaset trovano sul portale di Yahoo ben 218 video con copyright Mediaset per un totale di 21 ore di programmazione. Scatta la diffida alla pubblicazione e, poi, la causa in Tribunale e la sentenza.
“Il Tribunale di Milano – comunica l’azienda di Cologno Monzese – ha accolto le richieste del Gruppo Mediaset e ha stabilito che la diffusione non autorizzata di video televisivi di Mediaset da parte della società Yahoo! Italia costituisce violazione del diritto di autore”.
“Il Tribunale ne ha vietato l’ulteriore diffusione sul portale ‘Yahoo! Video’ – prosegue il comunicato Mediaset – fissando una penale di 250 euro per ogni video non rimosso e per ogni giorno di ulteriore indebita permanenza”.
“Questa decisione, ribadendo un fondamentale principio di diritto – dice la nota di Cologno Monzese – costituisce un altro passo decisivo nella direzione della tutela di tutti gli editori che investono nella produzione di contenuti originali e negli autori che li generano. Ancora una volta è stata infatti stabilita la diretta responsabilità dei provider in caso di diffusione non autorizzata di contenuti protetti da copyright. Viene così ulteriormente consolidata la giurisprudenza avviata dal Tribunale di Roma nei confronti di ‘Google/Youtube’ e dal Tribunale di Milano verso ‘Italia On Line’.
Il messaggio è chiaro. Il diritto d’autore vale anche su Internet. Vale per l’internauta che pubblica video di altri, vale per il fornitore di servizi che non controlla ma vale anche per chi, appropriandosi di foto, video e altro materiale privato, lo usa per scopi per i quali non è stato autorizzato esplicitamente.